Regione Siciliana

Comunità religiose

Chiesa: SANT'ANTONIO

Parrocchia
SAN ROCCO
Prete
Don Vito Valenti
Recapito telefonico
Descrizione della chiesa
La chiesa di S. Antonio, annessa all’ex Convento dei Frati Riformati, delimita quest’ultimo dalla parte di ponente. L’uno e l’altra furono voluti dal principe Antonio Branciforte su sollecitazione della moglie Giuseppina Campulo e del fratello Ottavio, vescovo di Cefalù e poi di Catania, il cui mezzo busto è collocato nel prospetto in posizione centrale in una nicchia all’interno del portale della chiesa. Essa fu realizzata nel 1644, è ad una sola navata, ed è ricca di stucchi, affreschi, tele e sculture di notevole valore artistico. Qui ci limitiamo a citare le opere più importanti, cominciando dalla statua lignea a grandezza naturale del Cristo alla Colonna, che reca la data del 1739. “L’opera è di artista locale, rozzo ma espressivo. Si vuole sia stata ricavata da un frate in un pero che sorgeva nella Silva del Convento. Pure, essa conserva il suo alto valore artistico, specialmente nel volto spasmodicamente atteggiato” (S. Pappalardo). La statua del Cristo alla Colonna viene portata in solenne processione la sera del Mercoledì Santo (fino a qualche anno fa la processione si svolgeva il Giovedì Santo). Nell’ultimo altare laterale di destra sta una tela già attribuita al pittore acese Paolo Vasta (1697 – 1760), ma probabilmente da assegnare a Costantino Carasi, pittore netino attivo nella 2° metà del Settecento. Si tratta dell’Immacolata, con in alto la SS. Trinità e in basso santa Lucia e San Vito. Di fronte, nell’ultimo altare laterale di sinistra c’è “il Crocifisso, secentesco, in legno, scolpito e dipinto, di grande dignità mistica. L’espressione generale è di altissimo vigore spirituale, serrato nel corpo infranto e prostrato. Secondo il prof. Maganuco è opera assai vicina a Frate Umile da Petralia. Esso è opera anteriore alla chiesa: era posto nell’oratorio del Branciforte nel suo palazzo di Palermo e fu, per testamento rogato notar Carlo Carnazza in Messina, legato ai Padri Riformati di Scordia, perché ne ornassero il loro tempio. E’ ai piedi di questo Crocifisso che viene a prostrarsi il popolo scordiense, per implorare dal cielo l’acqua benefica, nelle annate di siccità. Si vuole ancora che rimuovere la polvere che il tempo va accumulando su di esso arrecherebbe gravi malanni e calamità all’abitato“ (S. Pappalardo). Ai piedi del crocifisso si ammira un pregevole quadro ad olio raffigurante l’Addolorata, attribuito al pittore palermitano Vito D’Anna (1719 – 1769). Nel terzo altare di sinistra è posta la tela che rappresenta la Sacra Famiglia con San Gioacchino e Sant’Anna che alcuni attribuiscono al pittore fiammingo P.P. Rubens (1577 – 1640) e che altri considerano una copia. Nell’abside, oltre al marmoreo altare maggiore sormontato da una preziosa reliquario in legno, è degno di attenzione il pavimento in ceramica caltagironese, dove in un grande medaglione “è raffigurato il pellicano con la testa rigirata in armonia perfetta, che fa spruzzare il sangue dal suo corpo per nutrire i suoi nati” (S. Pappalardo). A sinistra dell’altare maggiore una lapide incisa nel 1862 con una iscrizione di Mario De Mauro ricorda che vi sono sepolti i primi principi di Scordia, Antonio Branciforte e Giuseppa Campulo, assieme ad alcuni dei loro discendenti. Apprezzabili dal punto di vista artistico sono i 14 quadri dipinti ad olio della Via Crucis e la statua lignea di Sant’Anna con la Vergine. Dopo un lungo periodo d’abbandono, durante il quale da essa sono scomparse alcune opere d’arte, la chiesa ha riacquistato una certa importanza da quando, in seguito alla chiusura al culto della chiesa madre, vi si è trasferita la parrocchia di San Rocco. Nella chiesa di Sant’Antonio ha sede l’antica Confraternita del SS. Crocifisso.



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